Incontri di vite nei riflessi del tempo

Una coppia di alpinisti alle prime armi sulle tracce della Grande Guerra ritrova un quaderno. Perduto tra i ghiacci del S. Matteo durante l’omonima battaglia del 1918, il diario dell’alpino Primo rievoca una vicenda d’amicizia, sofferenza, giovinezza, morte.  Attraverso l’intreccio tra passato e presente, tra storia e finzione letteraria, emerge la straordinaria figura di Arnaldo Berni.

Nell’ottobre del 1915 il sottotenente Arnaldo Berni, appena ventunenne, viene assegnato alla zona dello Stelvio. Da quella data, per i successivi tre anni, si trova a combattere assieme ai suoi alpini una guerra impossibile e perduta in partenza: una guerra contro la Montagna.

Tra Primo e il giovane Capitano Berni nasce una profonda amicizia che li sostiene e li aiuta – al di là di ogni personale o collettiva sconfitta – a non dimenticare il senso ultimo dell’essere uomini.

Gli austriaci – i nemici – rimangono sullo sfondo: fantasmi che si intravedono a tratti tra la neve e la nebbia; oppure fratelli che con gli italiani sono pronti a condividere tutto, dal pane al tabacco.

Filone dei Mót, passo dell’Ablés, Monte Cristallo, Punta San Matteo: la carneficina che ormai devasta il pianeta appare, da lassù, come attutita dal candore senza confini, con la morte che gioca a nascondersi tra le pieghe di un regno incantato e crudele. Berni e i suoi compagni lotteranno per conservare – ben oltre un conflitto di cui non si coglie il «disegno», la «trama nascosta» – qualcosa di prezioso, di universale: e nel «labirinto buio della Storia» il loro dramma dimenticato brillerà di un’illogica, rara, debolissima luce.

 

 

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